ESCLUSIVA NAZIONALE


Per assicurarsi il biglietto, inviare una email a info(chiocciola)lonestartime.com indicando nome e numero di telefono. I biglietti verranno così riservati e disponibili la sera stessa del concerto.


Lonestartime.com, in collaborazione con Summercountry.it, presenta:


DALE WATSON & THE TEXAS TWO LIVE IN ITALY!!!


Domenica 22 gennaio 2012, ore 21

Plaza Country Sound – Via Chiesa 15, Schiavon (Vicenza)


…prima e dopo il concerto…a real two-step night con The Masters Of Two-Step!


Torna in Italia il leggendario country-hero texano DALE WATSON per una unica ed assolutamente imperdibile data!!! Il tour a seguito del suo ultimo album “The Sun Sessions” farà infatti tappa al Plaza Country Sound di Schiavon (VI) il prossimo 22 gennaio ad inaugurare splendidamente un 2012 di concerti all’insegna della country music più intransigente. Dale Watson non ha certo bisogno di presentazioni dato che la sua musica parla fin troppo chiaro da ormai vent’anni attraverso migliaia di concerti e più di venti uscite discografiche; l’ultimo capitolo “The Sun Sessions” è l’ennesima prova dell’immenso valore che Dale ha conquistato attraverso una continua lotta e rivendicazione della propria integrità musicale sfacciatamente ed incondizionatamente dedicata al country sound più puro e genuino; “The Sun Sessions” conta 14 canzoni originali che Dale, accompagnato da Chriss Crepps al contrabbasso e Mike Bernal alla batteria (battezzati The Texas Two!), ha scritto e registrato negli studi che hanno reso famosi Elvis Presley, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis ed un certo Johnny Cash; il risultato è un disco folgorante che riporta in vita una vera e propria epoca musicale senza nessuna concessione a facili nostalgie o squallidi tributi! Il concerto italiano di Dale Watson è un’occasione straordinaria per ammirare dal vivo una vera leggenda contemporanea che, fieramente indipendente da ogni legge di mercato, ha il diritto inequivocabile di ascrivere il proprio nome nell’olimpo dei grandi del genere come Merle Haggard, George Jones, Waylon Jennings e Willie Nelson; non ci sono scuse per mancare ad una serata che ha tutta la maledetta (e giustificata!) presunzione per ribadire ancora una volta che cosa significa per noi suonare e promuovere country music!


Inizio concerto ore 21 – ingresso 15 euro – a Real Two-Step Night con Dj set dalle ore 19


Infos:

www.lonestartime.com

www.summercountry.it

Max 3356924056 / Cri 3929123507 / Dj Howdy 3496751929

10:00

Lincoln Durham - The Shovel Vs The Howling Bones

Pubblicato da Remo Ricaldone |

Tra le cose più belle uscite in questo 2011 ci sarà sicuramente questo disco di un musicista che prima d’ora mi era sconosciuto ma ha lasciato il segno con una musicalità pregnante e ruvida, tagliente e schietta sull’onda delle più vere radici americane. Il suo nome è Lincoln Durham e questo suo album “The Shovel Vs The Howling Bones” è prodotto dal grande Ray Wylie Hubbard e questo è stato già un primo indizio interessante, il fatto che a queste session abbiano partecipato grandi nomi della musica texana come il polistrumentista Jeff Plankenhorn, il batterista Rick Richards, Bukka Allen a fisarmonica e tastiere, la valida cantautrice Idgy Vaughn alle parti vocali, George Reiff e Derek O’Brien alle chitarre e lo stesso producer ha confermato la sensazione di trovarsi di fronte ad un disco speciale. In effetti la personalità e il magnetismo di Lincoln Durham è evidente in tutte e undici le canzoni che compongono il disco, affascinante per il suo presentarsi così disadorno ma intenso, così magistralmente evocativo e toccante. La voce roca di Lincoln Durham è certamente uno dei punti di forza, assieme al suo stile chitarristico marcatamente bluesy ma con influenze che lo avvicinano ai grandi songster texani e a Townes Van Zandt in primis. Colpisce anche la sua maturità compositiva, il suo trovarsi a proprio agio in situazioni diverse e a proporre soluzioni melodiche di grande presa. Un disco insomma da scoprire e a cui possa seguire un tragitto significativo come questo. Intanto dilettiamoci con queste canzoni, essenziali per chi ama la musica roots, nel senso effettivo del termine. Chi volesse accostarsi alla sua musica può rivolgersi al suo sito personale: www.lincolndurham.com. Ne vale la pena.
Remo Ricaldone

09:50

Whiskey Myers - Firewater

Pubblicato da Remo Ricaldone |

Certamente la band di Elkhart, East Texas è una delle più belle realtà della musica del Lone Star State e del Deep South in generale e questo “Firewater” è qui a dimostrarlo in maniera viva, energica e passionale. Il “Wall Of Sound” di tre chitarre elettriche, nelle mani del lead vocalist Cody Cannon e della coppia Cody Tate e John Jeffers, la sezione ritmica solida e sicura che vede Jeff Hogg dietro ai tamburi e Gary Brown al basso, il fondamentale aiuto del sesto Whiskey Myers, il producer e multistrumentista Leroy Powell che inserisce pedal steel, percussioni e tastiere, tutto questo contribuisce a rendere estremamente roccioso un suono figlio legittimo dei grandi del Southern Rock, dai Lynyrd Skynyrd alla Marshall Tucker Band, dalla Allman Brothers Band ai Led Zeppelin, influenza sempre presente. Dopo il bell’esordio nel 2008 con “Road Of Life” e l’immancabile messe di concerti in tutto il Texas, “Firewater” conferma tutto il buono del suo predecessore, inquadrando ancora meglio la strada da percorrere e proponendo un piatto ricco di energico rock’n’roll con spruzzate country e blues, come ci mostra la sontuosa “Ballad Of A Southern Man”, brano guida dell’album. Tutte e dodici le canzoni che lo compongono indicano quanto credibile sia “Firewater” e quanto le nuove band texane siano i veri eredi di quella classica branca del rock americano. “Bar, Guitar And A Honky Tonk Crowd” e “Guitar Picker” che fanno da apripista per la già citata perla del disco, “Virginia” che fa rivivere ricordi e passioni mai sopite per il romantico Sud, gli imponenti rock di “Different Mold” e “Turn It Up”, la festaiola “Anna Marie” che non sfigurerebbe nel repertorio dei grandi Black Crowes, la tersa e nitida “Broken Window Serenade” con l’armonica di Cody Cannon e “Calm Before The Storm” che piacerebbe ai fratelli Allman in versione più country (ma con l’hard blues dietro l’angolo) sono a mio parere i momenti più attraenti e significativi di questo secondo disco dei Whiskey Myers, un lavoro che si farà ricordare come uno dei più importanti di questo 2011.
Remo Ricaldone

09:46

Chuck Cheesman - Imagining Dancers

Pubblicato da Remo Ricaldone |

Evidentemente l’aria secca e pura dell’Arizona ispira e motiva i musicisti che la scelgono come residenza. Ci siamo già occupati di personaggi che si sono trasferiti lì, da Dave Insley a Wade Lashley e ora scopriamo un validissimo singer-songwriter che si è fatto le ossa in quel di Chicago, prima come studente e poi come insegnante alla Old Town School Of Folk Music, straordinaria istituzione musicale. Da alcun anni si è spostato a Flagstaff, Arizona e divide la sua attività tra la musica composta per il pubblico adulto e per i bambini. Al terzo album Chuck Cheesman sforna un lavoro molto, molto piacevole e variegato, denso di folk contemporaneo e di americana, nobilitato da una voce modulata e gradevolissima, da un pickin’ chitarristico di grande valore e da una vena compositiva pregevole. “Imagining Dancers” comprende nove sue canzoni e una importantissima cover, una ballata strepitosa come “The Dutchman” firmata dal cantautore Michael Smith ma resa celebre da Steve Goodman nei primi anni settanta, un brano a cui Chuck rende onore con una versione appassionata e sincera. Il resto è da godere attentamente per scoprire un repertorio che va dalla ballata acustica come “Drummer” che apre l’album, “New Friend” con l’apporto vocale di Karen Blanks-Lubicz e “Election Night”, a momenti più arrangiati come l’intensa “Rainbow (New York City)”, “Sing For Love” e “Lucky Number” che si muovono all’interno di un roots rock dalla vena gentile ed intimista. Un musicista da conoscere per le sue qualità umane e per il suo talento. Da sottolineare ancora la splendida copertina, opera della fotografa Monique S. Stevens, con lo scatto che inquadra una bellissima Old El Camino….la ciliegina sulla torta! Ulteriori infos sulle attività di Chuck Cheesman le troverete sul suo sito www.chuckcheesman.net.
Remo Ricaldone


Da più di una dozzina d’anni i Drive-By Truckers hanno raccontato il Sud come pochi altri, facendone un quadro a volte inquietante, sempre e comunque vivido e crudo, spesso politicamente scorretto e cinico. Il lavoro fatto da Patterson Hood (figlio del mitico bassista degli studi Muscle Shoals, David Hood) e da Mike Cooley, amici d’infanzia nel nativo Alabama, è stato di grande spessore e qualità con album come l’impegnativo “A Southern Rock Opera”, lo splendido “Decoration Day” e gli ispirati “The Dirty South” e “Brighter Than Creation’s Dark”. E’ un peccato che si sia perso per strada un grande autore e cantante come Jason Isbell che comunque ha trovato un suo intenso percorso musicale, ma i Drive-By Truckers hanno continuato a sfornare dischi di classe e questa raccolta ne documenta alcuni momenti significativi. Più di settantacinque minuti di buon, vecchio, caro rock’n’roll, ruvido, sporco, romantico e appassionato, con una carrellata di brani tratti dai primi otto album della band, evitando gli ultimi due “The Big To-Do” e “Go-Go Boots”. Emergono limpidamente i loro amori musicali e la loro maturazione, con piccoli classici (loro, ironicamente, li hanno definiti ‘greatest hits’) come “The Living Bubba”, “Bulldozers And Dirt”, “Ronnie & Neil” (dedicata inevitabilmente al defunto leader degli Skynyrd Ronnie Van Zandt e a Neil Young), “Let There Be Rock” in cui sono chiare le citazioni sulla loro formazione, “Carl Perkins’ Cadillac”, “Lookout Mountain”, “The Righteous Path” e “Uncle Frank”. Se non li conoscete ancora ecco l’occasione più ghiotta per entrare nel loro mondo sognante ed onirico ma al tempo stesso profondamente radicato nel suono sudista fatto di un mix di influenze che comprende country music e blues, le basi del più vero rock’n’roll.
Remo Ricaldone

09:37

Old 97's - The Grand Theatre Vol.2

Pubblicato da Remo Ricaldone |

Protagonisti dalla metà degli anni novanta della rinascita di certo alternative country in compagnia di band come Bottle Rockets, Drive-By Trickers, Whiskeytown e Jayhawks, gli Old 97’s sono un gruppo nato come bar band in quel di Dallas, Texas e divenuto noto in tutti gli States per un riuscito mix di rock’n’roll (spesso influenzato dalla cosiddetta ‘british invasion’ degli anni sessanta) e radici che hanno visto Rhett Miller, leader incontrastato, in primo piano dall’anno del loro esordio nel 1993. Rhett Miller in questi anni non è stato fermo un attimo, alternando album solisti a quelli degli Old 97’s, risultando spesso interessante musicalmente grazie ad una bella vena melodica. A meno di un anno dal precedente primo volume ecco il numero due di “The Grand Theatre” e le coordinate sono chiaramente le stesse, con un rock’n’country robusto e trascinante, con un’attitudine quasi punk che fa capolino di tanto in tanto (“White Port” che ricorda i Pogues ma con maggiori influenze americane ne è un bell’esempio) ed il gusto per le radici che li mantengono su binari americana molto, molto godibili. Tra i momenti più rimarchevoli di un album ricco e composito citerei “I’m A Trainwreck”, la pù acustica “Perfume”, “No Simple Machine”, “Ivy” (una sorta di Jason & The Scorchers-meets-Beatles), i ricordi newyorkesi di Rhett Miller (texano di Austin che ha vissuto nella Grande Mela e a Los Angeles prima di tornare a casa) di “Manhattan (I’m Done)”, lo strumentale “Marquita” che mi ricorda certi brani dei Clash e la rutilante “Bright Spark (See What I Mean)". E’ comunque tutto il disco che risulta veramente piacevole e scorrevole, perfetto per le vostre serate invernali.
Remo Ricaldone

09:32

HUke Green - Rustic Poet

Pubblicato da Remo Ricaldone |

Ecco un nuovo interessante nome che viene fuori dall’enorme sottobosco indipendente americano: Huke Green. Dopo l’esperienza con una roots-rock band chiamata The Wayward Sons di cui era uno dei leader, Huke Green con questo album intitolato “Rustic Poet” spoglia la propria musica di ogni orpello e ci presenta una serie di ballate che non possono non farci ricordare grandi come Townes Van Zandt, Sam Baker o il primissimo John Prine, cantate con una voce ruvida e roca un po’ a la Ryan Bingham. Folk e country a braccetto, un violino, una chitarra elettrica, discrete percussioni qua e là e una vena melodica di grande spessore che merita di essere conosciuta. “Rustic Poet” è l’ideale colonna sonora di un’America ai margini, di una provincia in cui i sogni e le speranze muoiono e rivivono ogni giorno, scandite da ritmi tenui ma profondamente poetici. Ecco, chi ama i musicisti citati o anche quel grande storyteller che è Chris Knight potrà essere attratto da queste atmosfere che pian piano entrano nel cuore per riscaldarci e cullarci. Canzoni come “Backwoods”, “Prayin’ For Rain” e “Devil’s Shout”, tutte caratterizzate dal violino di Jonathan Lin, colpiscono per l’estrema e nuda sincerità, per la cruda descrizione delle situazioni. Ottime sono anche “Tracks” e “Next To Me” in cui si aggiungono le percussioni di Kev Harris e il basso di Samuel Barker, già membri della vecchia band di Huke Green e toccanti sono le considerazioni di “Letter To A Son” oppure di “Front Porch”, pervase da un piacevole tocco rurale. Bel disco questo, tutto da sorseggiare come un whisky distillato in casa, un ‘moonshine’ di qualità.
Remo Ricaldone

17:07

Stoney LaRue - Velvet

Pubblicato da Remo Ricaldone |

Non è un mistero che Stoney La Rue sia uno dei preferiti di Lone Star Time per la sua forza espressiva e le capacità di autore e performer. “Velvet” arriva quindi a suggellare un artista al top della forma con una serie di canzoni magistrali, suonate da una band sicura ed esperta di musicisti che a Nashville rappresentano il meglio di una scena troppe volte alle prese con materiale non all’altezza. Gente come il bassista Glenn Worf, il batterista Chad Cromwell, il chitarrista Randy Scruggs, il fiddler Glen Duncan non hanno bisogno di presentazioni per chi segue la country music; quello che fa la differenza è il materiale e Stoney qui ha colto nel segno con una selezione difficilmente dimenticabile. Merito anche del lavoro fatto in coppia con il promettente autore e cantante Mando Saenz. Delle dieci canzoni ben nove sono ascritte a loro e mai sensibilità furono più simili e propositive. “Dresses”, “Look At Me Fly”, “Travelin’ Kind” (con le armonie vocali di Lee Ann Womack e le tastiere del mitico Ian McLagan), “Sharecropper”, “Sirens”, “Te Amo Mas Que La Vida”, “Has Been” “Way Too Long” e “Velvet” sono di caratura ben superiore alla media, interpretate con il cuore in mano e suonate con naturale mestria. Resta da citare” Wiregrass”, firmata da Stoney La Rue e da Adam Hood, brano che ha l’andamento dei classici e una freschezza contemporanea di rara intensità. “Velvet” sarà sicuramente nella classifica di molti di noi per quanto riguarda il meglio di questa ricca annata musicale. Grazie Stoney per un altro grande disco e complimenti anche per l’originalità di una copertina ‘vellutata’ in perfetta sintonia con il titolo. http://www.stoneylarue.com/.


Remo Ricaldone

17:04

Nathan Hamilton - Beauty, Wit And Speed

Pubblicato da Remo Ricaldone |

Nato e cresciuto ad Abilene, Texas ma da tempo residente nella capitale texana, Nathan Hamilton giunge al suo sesto album solista (più due come membro della Good Medicine Band, nota anche come Sharecroppers) al culmine di una maturazione costante e continua. In effetti questo “Beauty, Wit & Speed” risulta essere il suo disco più personale e completo, emozionante nelle melodie e stringato negli arrangiamenti; una scelta decisamente intelligente che mostra una musicalità ricca e ben congegnata. Dagli splendidi esordi con dischi eccellenti come “Tuscola” e il seguente “All For Love And Wages” al live con la sua band No Deal fino ai più complessi “Six Black Birds” e “Receive” Nathan Hamilton ha raccontato con estrema bravura le sofferenze e le gioie della vita, l’emozione e l’amore in maniera mai banale e sempre poeticamente rilevante. “Beauty, Wit & Speed” è co-prodotto dallo stesso Nathan Hamilton con Britton Beisenherz (efficacissimo anche come musicista) e si avvale di un cast variegato e in perfetta sintonia con l’umore dell’album: Kevin Russel dei Gourds al mandolino, Greg Vanderpool dell’altra band texana Monahans alle armonie vocali, la bella voce di Amy Cook, le tastiere ricche di fascino nelle mani di Jared Hall, le chitarre di Billy Brent Malkus dei Texas Sapphires sono solo alcuni dei nomi protagonisti di queste session. I titoli di testa e di coda, con i due brevi strumentali “A Red Thread Runs” e “To The Days Reprise”, racchiudono nove momenti lirici e ispirati, tra canzone d’autore, folk, jazz e country, sempre personalissimi e brillanti. “Through Ether And Time” è il brano guida del disco, “In All That We Might Find” regala grandi emozioni acustiche che riportano agli inizi, “Rust Of Age” è deliziosamente jazzata, con una melodia che ricorda il primissimo Tom Waits, quello romantico e sognante, con tromba e piano che duettano. “The Heart That Aches To Open” ha una melodia aperta ed atmosfere decisamente folk-rock, “Our Roadside Prayers” è ballata malinconica ed evocativa, un altro momento da ricordare, così come “A Prism Of Grace”, intensissima e toccante. Un disco ed un musicista tra i più validi attualmente, e non solo in Texas. http://www.nathanhamilton.com/.
Remo Ricaldone


Remo Ricaldone

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